Il movimento e la quiete
La danza odissi è uno stile che origina in India, nella regione dell’Orissa. Ha radici molto antiche, ma continua a espandere il suo vocabolario facendosi influenzare dalle arti tradizionali e dallo spirito dei tempi.
È uno stile sensuale e scultoreo le cui dinamiche portano sia al fluire del corpo nello spazio sia allo stare. Le pose scultoree che si ispirano ai bassorilievi dei templi caratterizzano fortemente l’odissi e compaiono nelle dinamiche come silenziosi contrappunti che invitano il movimento alla quiete.
Dietro il movimento
Il corso propone l’apprendimento della tecnica della danza odissi in una visione che mette l’accento sul processo dell’apprendimento più che sul risultato, poichè ciò che si incontra lungo tale via siamo noi con i nostri limiti, le nostre difficoltà e bellezze. Incontrarle per dipanarle porta a fare luce su luoghi di sé che giacevano inesplorati.
Come ogni stile di danza che si riferisce al Nāṭyaśāstra, il più antico trattato sul teatro a cui fanno riferimento le danze classiche indiane, il corpo dell’odissi per essere appreso viene dapprima “frammentato” nelle sue singole unità di movimento, per poi essere ricomposto in un corpo danzante.
Per imparare a danzare, tradizionalmente si impara prima cosa c’è dietro al movimento indagando ogni singola parte del corpo: piedi, gambe, bacino, tronco, testa, braccia, mani, polsi ecc.
La minuziosa analisi delle possibilità di movimento delle parti del corpo ci porta a scoprire una profusione di dettagli sul nostro funzionamento a cui forse non avevamo mai prestato attenzione.
Un piede non è “solo”un piede, ma è il modo in cui lo articoliamo, lo appoggiamo e lo sentiamo nella sua singolarità e in relazione al resto del corpo. Il bacino non è “solo” il bacino, ma è il modo in cui può ruotare, oscillare, flettere per darci stabilità e far comunicare la parte inferiore con quella superiore.
Le parti del corpo così esplorate ci diventano più intime e chiare facilitando il lavoro di “ricomposizione” che ci traghetta verso le dinamiche della danza. Ci muoviamo verso il fuori avendo meglio presente cosa c’è dietro il movimento e come questo lavori in modo unico in ognuna di noi.
Il tempo dell’apprendimento
La tecnica odissi è complessa e richiede tempo per essere assimilata. La pedagogia utilizzata mira a rendere semplice ciò che appare complesso e coltiva in chi apprende la disponibilità a riconoscere i propri limiti.
E chissà che gli antichi, nell’introdurre alla danza tramite l’analisi delle singole parti (aṅga bheda), non avessero in mente proprio questo: destrutturare la complessità del corpo grazie all’analisi delle singole unità di movimento, per renderla semplice.
Se si procede senza fretta di “assemblare” tutte le parti del corpo – fretta per altro caratteristica della contemporaneità, ma del tutto estranea ai tempi tradizionali di apprendimento – la complessità evapora e la danza diventa qualcosa che possiamo scoprire da dentro, con tranquillità.
Il movimento meditativo
Si rivela in questo modo il potenziale meditativo della danza che oggi rischia di svanire a causa dello scontro con la velocità imposta, bramata perfino, dai ritmi contemporanei. A Oriente come a Occidente.
Se ci togliamo di dosso l’ambizione di voler realizzare qualcosa e ci disfiamo del giudizio con cui limitiamo noi stessi a essere o giusti o sbagliati, ci troviamo d’incanto in uno spazio contemplativo.
L’attenzione, ben posta sul particolare e sulla globalità, diventa uno strumento per trovare il proprio centro accordandosi con quello che ci circonda.
Corpi che danzano
Nella nostra visione, la danza è una dimensione che si scopre prima di tutto tra sé e sé: è un incontro “da solo a solo”.
Tuttavia per noi è fondamentale la consapevolezza di essere un insieme in cui ogni individuo ha un’influenza sugli altri. Scopriamo la danza “da dentro”, ma insieme alle altre persone.
Inoltre, il gruppo offre il dono di accogliere, sostenere e portare. Danziamo in un ambiente per nulla competitivo dove ci interessa far emergere l’energia che ci anima piuttosto che l’affermazione egoica della persona.
Miriamo ad essere un insieme di corpi che energizzano lo spazio piuttosto che singole persone che si affermano le une sulle altre.
Dicono di noi
A settembre mi sono finalmente iscritta al corso di danza Odissi: una conferma alle mie alte aspettative. Accoglienza, cura, grande professionalità e serietà. Un gruppo meraviglioso e un’occasione unica di ascolto profondo di sé e del proprio corpo, un luogo di bellezza e sperimentazione in movimento
Dafne, le tue lezioni di odissi sono qualcosa di maestoso e anche a distanza di anni porto nel cuore e nella memoria i tuoi preziosi insegnamenti. Faccio fatica a parole ad esprimere la mia immensa gratitudine per tutto quello che mi hai insegnato negli anni e per l’evoluzione che hai contribuito a farmi intraprendere.
Grazie Dafne, Multikulti e le tue lezioni sono sempre spazi di respiri ampi e distesi e le compagne di danza sono davvero carine: è raro trovare un gruppo così sereno e sensibile.
Entrare a Multikulti è stata una scoperta. Grazie alla guida di Dafne il lavoro sul corpo si fonde con la ricerca interiore.
Luogo di riferimento nell’esperienza di una studentessa a Torino. Ho avuto qui il piacere di conoscere e appassionarmi alla danza indiana Odissi e allo yoga tantrico del Kashmir.
A Multikulti ho scoperto la bellezza della danza Odissi. L’impareggiabile metodo di insegnamento di Dafne Carli mi ha svelato le infinite possibilità di movimento del corpo.
Mi rendo conto sempre più della fortuna che ho avuto ad essere stata introdotta alla danza odissi da te.




